Tradizione ed Innovazione.
Foster + Partners Architects, rispondono ad Apple e riescono appieno!

Si aprono le porte dell’inedito primo Flagship Store di Milano.
Ad una settimana esatta dalla sua inaugurazione s’inizia a comprendene, il valore del suo un intervento Architettonico, che risulta essere molto più di un semplice “negozio”.

Il portabandiera del Marchio in terra italiana.

apple store in piazza liberty di milano
© Foster + Partners

Quello del 26 Luglio scorso, è stato un evento, capace di rubare spettatori perfino alla facciata del Duomo, a qualche vicolo accanto.
Ma dopo l’Evento, è l’Architettura che resta.

LUI

foto di jonathan ive

Jonathan Ive
Chief Design Officer di Apple

Ha supervisionato e curato tutti i dettagli e le finiture dello Store.​

LEI

Angela Ahrendts
Manager di Apple

È lei che ha presentato lo Store al pubblico e, ad averne supportato, con qualche flaconcino di Autan, la lunga attesa, sin dalla notte precedente.​

L'ARCHITETTO

Stefan Behling
Head Designer di Foster + Partners

C’è lui dietro la progettazione degli Store di Apple firmati Foster + Partners. Responsabile anche di quelli di San Francisco, Londra, Dubai, Macao e molti altri in tutto il mondo.​

« Non c’è piazza italiana che non abbia una fontana. »

É da qui che, Stefan Behling, posa la prima idea.
Dalle fontane de La Dolce Vita, le scultoree e magnifiche del Bernini a Roma o da quella di Piazza Castello a Milano.
Acqua e pietra ritornano protagoniste, in un tempo di connessioni senza fili e schermi ad alta risoluzione.
La Contemporaneità, che ben stringe mano ad una Tradizione, tutta italiana.

Anche l’immagine dei bambini correre nella fontana torna alla mente, quasi sembra parlare dei piccoli giocare nella grande vasca di P.za Gae Aulenti . « É la tipica fonte di espressione della gioia dell’infanzia. Un’eccitazione, che ci ha ispirati nella sua semplicità, nell’idea di camminarvici attraverso, con anche la possibilità di non uscirne bagnati. In modo, che ve ne possa generare sorpresa. »

L’idea è quella di accedere attraverso l’acqua.
Nel gran portale, a sovrastare l’opera, fra vetro ed il logo della Mela è l’effetto coreografico della fontana principale, che ne bagna il volume. Dei secondi accessi, si stagliano ai lati della cascata sottostante. Sul fondo di uno spazio a gradoni, che dona un elegante effetto trasparenza.

Di notte, l’edificio, indossa un’atmosfera di poesia

© Foster + Partners

« In meno di un’ora, le fontane, si svuotano, divenendo palco. » per concerti, rappresentazioni, proiezioni.

Direttamente all’aperto, seduti dall’interno della piazza ipogea, quella del teatro,  rivestito di pietra grigia e circondaoa da alberi di Gleditsia Sunbrust. Da qui, vi si assiste collegati, direttamente allo Store. In qualche modo, torna a vivere l’aula del vecchio Cinema Apollo, che sorgeva protagonista proprio accanto al vuoto urbano.

Il nuovo Store,  diviene – esso stesso – luogo di aggregazione, piazza e definizione di spazio pubblico.

Un terzo accesso, non qualche metro più distante dalla cavea, è interamente riservato a persone con diversa abilità motoria. Un parallelepipedo in vetro, in cui un’ascensore, ne consente il superamento delle barriere architettoniche, consentendone l’accesso diretto allo Store. Il teatro, è fruibile interamente nel suo contorno, dall’alto.

Stefan Behling si commuove, nell’introdurre la meticolosità con cui son state trattate tutte le più minute rifiniture, sino negli interni.
Ne emerge l’esperienza del gruppo di Progettisti, il cui unico obiettivo: evocare forme e materia.

« Ad entrambi piacciono le curve – spiega Behling – per questo, difficilmente troverete un angolo retto », tendenza riconoscibile sino nel design degli ultimi prodotti della Mela.
Con Jonathan si è raggiunto un livello di attenzione e di ambizione, davvero straordinario di ogni particolare.
Gli spigoli si addolciscono, al cospetto dei complessi calcoli algoritmici delle curve di Bezier – che concedeno linee più morbide ed organiche. I diffusori dell’aria e della ventilazione, vengono modellati interamente nella pietra, divenendo unica parte con muri e piani di calpestio. I satelliti audio, trovano alloggio nei vani del soffitto. a renderli invisibili ai visitatori.
Una pulizia compositiva degli ambienti davvero minimale, una loro forte continuità con gli esterni ed una simmetria scultorea.
Dalla linea della giunzione di lastre in vetro, sul fondo del negozio, agli incavi nel legno dei tavoli, dal centro delle griglie sul pavimento, alle strutture portanti e l’illuminazione a soffitto.
Tutto torna.

simmetria dell'apple store di milano
© Foster + Partners

L’identica pietra della cavea, una Beole Grigia, irrompe negli interni, trovando conforto nei rivestimenti a parete e nelle pavimentazioni. Quasi da lasciar percepire d’esser tutto scavato nella roccia. La continuità di texture, fra il pavimento e le pareti circostanti, è dovuta da un’attenzione nella scelta del piano di taglio della roccia. Verticale per i muri ed orizzontale per le pavimentazioni. Da qui, l’unione visiva e, l’effetto della differente riconoscibilità dei piani, parte dal trattamento dei materiali già in fase di lavorazione.
Uno spazio solido e puro.
In cui è la luce a generare movimenti fra riflessi ed ombre.

apple store di milano foto delle scale
© Foster + Partners

Tutto si riduce a pochi materiali.
Le scale, in acciaio inox, riflettono lo spostamento del sole ed il volume di luci artificiali a soffitto. Ne imprimono un gioco affascinante sulle pareti in pietra, da cui ne fuoriescono gradini sostenuti a sbalzo.
La pelle, riveste le sedute interne, nella Hall principale. Al loro interno vi trovano alloggio degli alberi di Ficus Maclellandii Alii. “Non servono per ripulire l’aria, ma non sono nemmeno solo decorativi – precisa Behling – rendono l’atmosfera migliore, con la loro umidità”. Il loro verde intenso, spicca sino al soffitto, il cui profilo, accompagna i gradoni della cavea sovrastante, posta all’esterno nella piazza. In alto, da fenditure a vetro e da pannelli retroilluminati artificialmente cade, all’interno dell’aula, una piacevole luce intensa. Una fonte d’illuminazione naturale ed artificiale, che lascia dimenticare d’esser due piani interrati.
Il legno nordeuropeo, dei tavoli della Hall in cui vengono esposti i prodotti, rende più caldo lo sguardo del visitatore. Modellati in un design più severo, fra spigoli e tagli netti sulle loro superfici. Lo stesso di sempre, progettato da Jonathan Ive, con qualche brevetto tecnologico in più. Nel Forum, uno spazio per lezioni e proiezioni, è arredato da sedute anch’esse in legno ed un Monitor LedWall 6K Il grande tavolo della sala conferenze, riservata nel retro, è lo stesso dei laboratori di progettazione di Cupertino, sui quali nascono iPhone, iMac e molti altri prodotti dalla mela morsicata. Un chiaro segno di legame e familiarità. Le sedute – Hiroshima – di Naoto Fukasawa.

foto della sala interna dell'apple store di milano
© L. Verrecchia

Dieci, gli anni dedicati alla ricerca del sito e per la conclusione delle trattative.

Quattro di progettazione.

Uno, di cantiere, per lavori di costruzione.

Ogni Architettura nasce da idee.

Essa, si realizza con l’opera dell’Uomo.

261 le Aziende contattate nel territorio, fra cui le selezionate.

Tre, esattamente, interamente Made in Italy.

Tante quante  gli elementi compositivi del progetto,

L’Acqua, La Pietra. L’Acciaio.

Watercube. Campolonghi. Sice Previt.

Una scelta non casuale, dalle direttive di Cupertino.

Aziende dall’esperienza fuori dal comune e non nuove a Jonathan Ive.

Sono loro, le Aziende che hanno reso in materia, le idee di progetto.

Ore e ricerche trascorse fra laboratori e cantiere, a stretto contatto con prototipi e progettisti.

Watercube

foto del logo apple della cavea

Vicenza

Dall’’ultima volta che qualcuno attraversò le acque, sulle rive del Mar Rosso, è passato qualche annetto eppure, oggi, ancora non ci si è proprio abituati al bellissimo effetto sorpresa.
Oramai è l’icona!
L’elemento architettonico di questo luogo: la fontana.
Attrazione visiva ed emotiva del pubblico.
Per realizzarla, Cupertino ha composto il prefisso vicentino e Barbara Borriero ha risposto all’invito.
Amministratore delegato del gruppo, Barbara ha dimostrato di essere una Donna tosta. Di quelle che non si arrendono.
« Si è lavorato molto e duramente » riconosce, «La fontana darà un grande contributo alla rivitalizzazione di questa parte della città e di questa piazza. »
Bhe, come contraddirla.

Con i suoi cinquantasei ugelli, la fontana superiore, arriva sino ad otto metri di altezza, con tre configurazioni possibili che mutano in base a momenti ed eventi della giornata.
Con tanto di sensore eolico sui lati, per controllarne i getti, la fontana, « contribuirà a creare un particolare microclima nei mesi più caldi » e gli specialisti hanno lavorato a lungo per ridurne al minimo gli spruzzi sul vetro. Il secondo fascino dello Store, è la cascata inferiore. “Una grotta” capace di una filigrana di gocce d’acqua, a caduta dagli 8.000 ugelli, disposti su sei file differenti. Trasparenze, giochi di rifrazione della luce del sole, concludono l’opera. Un risultato d’incredibile bellezza.
Per i materiali, una Luna Black a rivestirne l’interno della fontana. Una pietra nera,  suggerita da Campolonghi. Un sistema di macchine, capaci di muovere 7,3 metri cubi di acqua al secondo – considerando che, una famiglia, ne consuma circa uno, in un’intera giornata – rendono il gioco d’acqua possibile.

Campolonghi

lavorazioni in pietra di campolonghi

Massa Carrara

7.775 Lastre di pietra.
27 Differenti tipologie di spessori.
80.000 Ciottoli.

« Apple non si accontenta mai di ciò che c’è sul mercato, ricerca sempre qualcosa di diverso » commenta D’Angelo. Erede aziendale di Carlo Campolonghi.
L’intera superficie del nuovo store di P.za Liberty è rivestita di pietra, Beola Grigia.
Locale, dei monti lombardi , anche se si vocifera d’essere d’oltralpe, oltre il confine con la Svizzera ma D’angelo, ci assicura esser molto vicina. Selezionata dopo due anni d’intenso studio.
Le sue tonalità di grigio, le sfumature, oramai familiari alla Città.
Anche qui, la maturità dell’Azienda è oramai consolidata.
Dall’aeroporto al Buri Khalifa di Dubai, il Terminal di Abu Dhabi, il nostro Bosco Verticale ed al fianco di Apple, sin dai tempi del più iconico negozio della Mela, il Cubo sulla Quinta strada di New York.
Intensa, è stata tutta la ricerca affrontata per la realizzazione dei percorsi scavati nella pietra per i non vedenti. Si trovano vicino alle scale, complementari a sistemi Transponder – trasmettitori radio che emettono segnali acustici e ne guidano il cammino -. « Abbiamo collaborato con l’Inmaci, Istituto Nazionale per la Mobilità Autonoma di Ciechi e Ipovedenti. Normalmente questo tipo di piastrelle è prefabbricato da aziende che hanno già la certificazione. Noi abbiamo studiato un nuovo processo, ottenuto i permessi e creato un progetto ex novo », spiega D’Angelo.
Qualche altro particolare da notare? « I pezzi a pavimento nascosti sotto i tavoli all’interno dello store: traforati, permettono la circolazione dell’aria, che viene percepita come naturale nonostante ci si trovi sottoterra. Oppure la curvatura degli angoli delle pareti. La stessa che troviamo sugli iPad e sugli iPhone»

Sice Previt

sice previt lavorazioni acciaio inox

Segrate

Nata nel 1961.

Dal 2003, si occupa anche di progettazione e realizzazione di arredi e finiture, nel settore dell’alta moda.

Passione ed un team molto giovanile, le parole d’ordine. 340 dipendenti di età media compresa fra 30/35 anni e Sice Previt, ne ha di esperienza nel settore.
Marco Contini, responsabile del progetto, conferma l’incredibile esigenza di Apple, quasi maniacale.
«La curvatura, il materiale, la finitura: ogni particolare è stato scelto dopo aver vagliato le diverse opzioni.
Tra le difficoltà, oltre ai numerosi prototipi dei corrimano e dei maniglioni degli accessi, la struttura delle scalinate: «Hanno una forma decisamente particolare, allungate e con una certa torsione. Bisognava abbinare particolari strutturali ad architettonici.
Abbiamo sviluppato un modello matematico al computer, per le simulazioni e per oltrepassare il problema. »
Contini riconosce anche delle difficoltà derivate dalla centralità del sito. In un contesto molto frequentato e di particolare interesse storico non è stato facile realizzare i lavori, visto che a loro è stato appaltato l’intero progetto. « La logistica è stata una bella sfida — aggiunge — bisogna rispettare determinate regole e soprattutto conoscerle. Il vero problema è che questi sono lavori invasivi: bisognava fare meno rumore possibile, limitare i mezzi e la polvere, portare via quotidianamente le macerie. »

È il terzo lavoro con apple, dopo Firenze e Colonia. « Sono incarichi, che ti mettono alla prova, ti portano a superare anche gli ostacoli più difficili. È stato un periodo sfidante ma anche stimolante. »

apple store di milano nel giorno dell'inaugurazione
© Foster + Partners

“Vogliamo lasciare il mondo migliore di come lo abbiamo trovato”: pronuncia Behlig ripredendo Tim Cook, Ingegnere ed Amministratore di Apple. “Crediamo che questa piazza sia migliore di prima. Grazie anche alla stretta collaborazione col Comune di Milano, che ha saputo cogliere l’aspetto innovativo del nostro progetto”. Di più, “I contributi pagati da Apple sono in larga parte andati a finanziare il piano Periferie”, in particolare, “alcuni degli introiti ricevuti, verranno utilizzati per l’appalto nella limitrofa Ragazzi del 99, che verrà riqualificata a breve”, spiega Pierfrancesco Maran, Assessore a Urbanistica, Verde e Agricoltura del Comune di Milano.

Anche questi, sono interventi di cui, le città contemporanee, hanno bisogno.
Bisogna riconoscere quanto l’Architettura, in questo, ha la più grande responsabilità.
Fra l’individuo e la sua società, Essa ne diviene il collante.
Il nodo di connessione fra bisogni e soluzioni, ideazione e realizzazione, economia e creatività.
Il suo impatto. piccolo o grande, genera un cambiamento dinanzi al quale, l’Architetto, ne sostiene l’obbligo del rispetto.
Ha gli strumenti per definire il futuro, rendendolo un luogo migliore e Piazza Liberty dopotutto, ne può essere la prova.

apple store di milano visto da via vittorio emanuele
© Foster + Partners

Chi osa, è destinato al giudizio.
Per motivazioni reali od esagerazioni. Al nuovo arrivato di Milano, non mancano le critiche.

Se ne comprende anche il senso, per i nostalgici del bellissimo Cinema Apollo.
C’è chi accusa l’Azienda di Cupertino d’aver sfrattato il “vecchio” chi, ammette – invece – esser stata una decisione dei proprietari delle sale in affitto. Non azzarderei un’ipotesi, essendo così delicata la vicenda e non conoscendone le dinamiche nei loro dettagli.
Le antiche vetrine illuminante color arancio, in Galleria de Cristoforis, hanno chiuso le porte il 15 Gennaio 2017 con le loro ultime proiezioni.
Sembra almeno, che la filosofia creatasi sin dagli anni ‘60, attorno alle cinque sale dell’Apollo, voglia continuare ad esser viva nelle ambizioni del nuovo arrivato in P.za Liberty. Riqualificazione, incentivarne l’aggregazione, lo stimolo culturale ed artistico per la città sono, sempre stati fra i primi obiettivi del progetto.
Mi piace pensare che è un aggiornamento ai tempi. Una riproposizione in vesti contemporanee di quell’avanguardia di cui l’Apollo, ne fu il protagonista indiscusso negli anni del suo primo approdo in città. Al tempo, fu una proposta del futuro. Pensiamola così, è stato un passaggio di testimone anche se – bisogna ammetterlo – non si può mai essere entusiasti per la chiusura delle porte di un Cinema. Qualsiasi esso sia.

A non mancare poi, sono le osservazioni da trincea, da cui doversi difendere o forse, al meglio, ignorarle, in quanto solo critiche prive di una proposta alternativa e per di più, costruttiva.
Le accuse sul non rispetto delle normative del cantiere, gli errori progettuali per l’assenza di percorsi per i non vedenti, per l’impossibilità d’accesso a persone diversamente abili. La mancanza di idonei parapetti sulle gradinate. Preferisco evitare risposte,data anche la trattazione nel testo dell’articolo ma una cosa è certa,  talmente l’attenzione rivolta ad ogni più minuta considerazione  che, i progettisti e l’Azienda, non avrebbero mai lasciato alla superficialità, tematiche così importanti.
Non ne escludo l’assenza di qualche errore progettuale. Più imprevisti li chiamerei e purtroppo non prevedibili.
Le fontane, nonostante il controllo antivento centralizzato, invadono parte della piazza. Il periodo estivo, lo accoglie con un gradevole piacere ma le domande, sono rivolte più per la stazione invernale. Dettagli apparentemente futili ma funzionali.

Apple e Foster + Parners, hanno condotto un lavoro degno davvero di merito, sotto ogni aspetto e, questa porzione di città, speriamo sia la prima a poterne godere dei suoi benefici. Magari ne riparleremo a distanza di qualche tempo.